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Saran passati come "morti civid" :-() *covid scrittura scellerata |
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Una cosa la voglio dire comunque Parlando con un dermatologo specializzato in tricologia, mi disse che osservando alcuni dei suoi pazienti operati negli anni 80 con la vecchia tecnica ad isola, notó che essi conservavano i capelli nelle zone trapiantate ancora in perfetto stato, forti e fluenti anche a distanza di decenni, al contrario di quelli operati con tecniche più moderne come FUT o FUE, dove spesso servono una o più ripassate per conservare il risultato nel lungo periodo. Secondo lui ciò è dovuto al fatto che prelevando gli innesti a gruppi con le vecchie tecniche, di fatto andavano ad innestare oltre ai bulbi, anche uno strato epiteliale privo di recettori antagonisti, blindando di fatto i bulbi prelevati dall’azione tossica del DHT. Ovviamente l’altro lato della medaglia è che il risultato estetico risulta pessimo perché i vecchi trapianti avevano il grave inconveniente estetico dell’effetto bambola, oltre a lasciare la donor a macchia di leopardo. Questo mi fa sorgere i dubbi sull’effettiva stabilità di questa tecnica AVA FUE nel lungo periodo, proprio per la precisione estrema con cui si estraggono gli innesti, che venendo innestati privi di tessuto circostante possano effettivamente soffrire maggiormente l’azione del DHT nel lungo periodo… E' un concetto sbagliato alla base. I follicoli che non sono geneticamente predisposti a miniaturizzazione da DHT, non cambiano la loro natura in base alla posizione topografica. Una volta trapiantati (e quindi spostati) resteranno indenni al DHT, a prescindere dal tessuto circostante che hanno intorno. Quindi non dev'esserci nessun tessuto che li protegge dal DHT, per il semplice fatto che NON sono sensibili al DHT. Naturalmente il concetto cambia se tali follicoli sono prelevati da zone unsafe, o altri casi particolari che non sto a citare. L' assenza di tessuto circostante può essere un limite solo per l'attecchimento del follicolo trapiantato dopo l'innesto, non per altro. Le passate di cui parli per conservare il risultato nel lungo periodo servono nella grande maggioranza dei casi perchè si perdono gli indigeni, ma è tutta un'altra storia. Non mi preoccupa tanto il concetto sbagliato (che ci può anche stare), ma la fila di utenti che gli vanno dietro dicendo quanto sia interessante lo spunto. |
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Il concetto è che più l'unità follicolare è "chubby" quindi con maggior tessuto connettivo che la circonda più ha possibilità di sopravvivere. I vecchi innesti a isola per questa ragione permanevano nel tempo a differenza della graft più scheletrizzate spesso innestate a densità molto alte e con incisioni sempre più ravvicinate: https://bellicapelli.forumfree.it/?t=44427022 |
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Il concetto è che più l'unità follicolare è "chubby" quindi con maggior tessuto connettivo che la circonda più ha possibilità di sopravvivere. I vecchi innesti a isola per questa ragione permanevano nel tempo a differenza della graft più scheletrizzate spesso innestate a densità molto alte e con incisioni sempre più ravvicinate: https://bellicapelli.forumfree.it/?t=44427022 Insomma mediamente quindi i vecchi trapianti anni 80/90 quindi hanno sicuramente un tasso di sopravvivenza dei trapiantati maggiore degli attuali per quanto fatti a regola d'arte? |
| io invece sono del parere che la bassa densità permetteva al capellone capelli al momento dell impianto di non subire danni da mancata adeguatezza della vascolarizzazione, che è fondamentale per i bulbi trapiantati,allora si trapiantava a 20/25 uf per cm2..ora siamo sui 55/60,e sopratutto su zone prive di capelli io sono del parere che queste densità, crei danni seri a molte uf |